PENSIERI D’AGOSTO

Agosto sabbia leggera

sabbia di clessidra

che scivola i giorni

verso l’ora di tornare

rubando  la leggiadra

aria vacanziera.

 

Agosto musica di conchiglia

con allarme di sveglia

già pronta a trillare

per passare consegne

dal riposo al da fare.

 

Agosto bambino che strilla

il gioco lì non lo molla

lo stringe con presa audace

ma quel che piace

è sempre troppo  fugace

e l’onda già lo trascina

al largo della marina.

 

Agosto barchetta di carta

s’affloscia pian piano

e il gioco già fugge di mano.

 

Agosto leone con criniera

e  ultimi ruggiti spaventa

la ripresa di  compiti assopiti

nella calura

e inventa,

finché dura,

l’illusione  d’un tempo sospeso

senza fretta e senza peso.

 

Agosto stella di mare

rubata alla vita

e rimasta a seccare

… la festa è finita.

 

(Tosca Pagliari 18 agosto 2017).

 

 

 

IL FOGLIO BIANCO

FOGLIO1

La purezza del foglio bianco

accoglie le parole

come mosche

su un candido lenzuolo

steso nel vento

ad asciugare emozioni.

E restano gli aloni

nell’intento

di cambiare il ruolo

alle   espressioni   fosche

lavandole in acquerugiole

di rinfranco.

Quel che il  pensiero  traccia

la mente per sempre abbraccia

matita indelebile

su un foglio reso inservibile.

(Tosca Pagliari- 8 agosto 2017).

VI LASCIO UN’ ALLITTERAZIONE

gattigatta pensosaAndrò ad insegnare in un’altra scuola il prossimo anno scolastico. Al di là di tutto resta la nostalgia per gli alunni, ma professionalmente bisogna saper superare anche questo. Se già i figli nella vita sono in prestito figuriamoci gli alunni.

Eppure mi piace immaginare che qualcosa di quel che ho cercato di dare loro gli rimanga per sempre. Senz’altro i valori e poi l’amore per la conoscenza. Ma mi accontenterei anche di uno sprazzo, di un ricordo buttato lì a caso in un qualunque momento particolare della loro vita. Chissà magari ad un esame importante quando dovranno riconoscere il significato di un’ ALLITTERAZIONE  e verrà loro in mente una mastra stravagante che glielo ha insegnato usando i nomi dei propri gatti: OSCAR e SCARLETT.

Ciao bambini, ricordate: la vita presa sempre con un sorriso e non smettete mai di rincorrere i vostri sogni.

Con affetto.

La  maestra

GIOCO DI LUNA

luna

Palla luna che rimpalla

casca in mare e torna a galla.

Palla luna che rimbalza

casca in mare e si rialza.

Palla luna acqua ribalta

si rigira e in cielo salta.

Palla luna a palla gioco

finché è notte ancora un poco.

(Tosca Pagliari- 8 luglio 2017)

LA FORMA PIATTA DELLA PIATTAFORMA

donna pc

Per mia natura sono curiosa. La tecnologia mi affascina. La tecnologia non è un demonio come molti rimbrottano, borbottano e si professano mancati cavernicoli. Demonio semmai siamo noi quando ne facciamo un uso sbagliato. La tecnologia è progresso, è risorsa, è il mondo in un palmo di mano. Poi ci siamo noi con questo giocattolo e le manie d’onnipotenza, noi dell’era “homo scemens scemens”.

Detto questo passo all’argomento.

LA PIATTAFORMA !!!

LA PIATTAFORMA digitale: l’universo parallelo dove andare a svolgere la vita pratica, burocratica, meritocratica.

Fantastica! Un circuito stimolante di input e feed back, di step by step, community e network…

Al di là di questo delirio altisonante d’italiano perduto e d’inglese incalzante. Incalzante perchè? Ma perchè calza a pennello, il temirne rende, il linguaggio internazionale e dei media se è in inglese non è mica a caso. Qui ci starebbe una di quelle emoticon che ridono con le lacrime, ma non ce la metto che ormai è diventato anche banale.

Ma dove lo trovo stamattina questo insulso e gratuito sarcasmo?

EH! EH! Lo trovo nell’aggiornamento, nella professionalità docente, nei crediti e discretiti di chi non è innovativo, di chi viene affamato col “bonus”: bocconcino appeso alla lenza e lì che ti pesco e fatti pescare se no resti pesce piccolo e puzzolente di inettitudine.

EH! EH! Lo trovo nella PIATTA FORMA! Questa forma piatta dove l’umanità diventa username e password, soldatini omologati alla ricerca del sapere eccezionale.

Ora ce n’è una interessantissima (per davvero senza sarcasmo) si chiama SOFIA (Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento dei docenti). Fantastica (senza sarcasmo) soprattutto geniale l’acronimo “Sofia” dal greco greco antico  σοφία (sophia): “sapienza” “saggezza”. E’ talmente bella questa piattaforma che pare sia obbligatoria .Qui il sarcasmo c’è? Non lo so, a volte non mi conosco. E penso sempre a quel tizio, sempre greco sempre, che diceva:  γνῶθι σαυτόν (gnōthi sautón ovvero conosci te stesso). Certo che andare verso il globale con incertezze sul personale  non è facile, magari in tempi moderni una piattaforma per lo scopo si potrebbe avere? Una bella piattaforma di lancio per raggiungere il proprio universo interiore, una bella piattaforma di lancio per far partire le nuove generazioni verso un futuro migliore. Si può avere? Ecco ora magari me ne danno una vera in mezzo al mare e …così stai lì buona buona che di rompib#### in giro ce ne sono già troppi! …

Comunque per non annoiarvi, o forse per annoiarvi meglio vi racconto una storia. Anzi no, un reality che fa più effetto!

In un progetto di dispersione scolastica improntato sulle nuove tecnologie, in una scuola che non vi dico, tanti anni fa ma non troppi, si stabilirono gruppi pomeridiani con due insegnanti per gruppo. Per farmi dispetto (Perchè me li fanno? Poveretti che colpa ne hanno se io ho un talento naturale per essere antipatica!).

Allora, per farmi dispetto, mi misero insieme ad una collega molto anziana, ma non troppo, che il PC non lo sapeva neanche accendere. Io lo sapevo accendere, spegnere e nell’intermezzo ricavarci qualcosina d’interessante per quel bel gruppetto di scatenati, ognuno alle prese con i propri problemi tradotti nel loro meraviglioso multilinguaggio infantile. Già, perchè per chi  legge di me solo adesso, sono una maestrina della scuola primaria e, con tutto il rispetto per gli altri gradi scolastici, fiera di esserlo, me ne faccio vanto.

Sicchè io ero la maestrina anche allora, quella moderna che usava strumenti a misura delle nuove generazioni. La mia collega, anch’ella maestrina, era quella antica, obsoleta, squalificata dalla mancanza d’innovazione, emarginata per il mancato aggiornamento, non aveva ideea di software didattici e spazi virtuali da piattaforma. Era quella scadente che me l’avevano data per dispetto: Tiè così t’arrangi da sola!

Ma lei aveva il sorriso giusto, la calma giusta, la parola giusta, il modo giusto per placare, consigliare, aiutare ogni bambino. Con un nulla arginava le baruffe, con un alito trasmetteva la voglia di fare, con una pazienza infinita guidava le fiere scatenate trasformandoli in mansueti agnellini vogliosi di sapere. E questo sicuramente perchè era una sua dote, ma soprattutto perchè L’ESPERIENZA l’aveva formata, le aveva dato una forma tutt’altro che piatta.

In conclusione mi pare che oramai si stia esagerando là dove non si riconosca più la validità della VERA ESPERIENZA sul campo, soppiantandola unicamente con titoli da conseguire su una piattaforma, con titoli da conseguire con i soldi che ti danno per contentino, al di là del rinnovo di un contratto. Inoltre con la lotta da “fila per prendere il pane con la tessera” per il bonus d’istituto. Ma venitemi a trovare in classe, ma parlate con i miei alunni, ma toccate con mano il mio lavoro e datemi quello che mi spetta per arrivare a fine mese senza stirare il collo. Tutto il resto che ben venga, ma senza esagerare, senza edulcorare e gettare fumo negli occhi, senza paradossi burocratici di vario genere.

Sono pronta, voglio imparare meglio per insegnare meglio. Sono interessata alle novità (ora mi sono lasciata affascinare dal coding, non vedo l’ora di saperne di più e metterlo in pratica), ma per carità, lasciatemi dire, il troppo storpia e le prese in giro non piacciono a nessuno. A me poi mandano su di giri e quando sono su di giri, se non parlo col tono inviperito non respiro e peggio ancora se non scrivo col tono inviperito muoio. Ma dato che mi piace vivere …

… e poi non dite che non vi avevo avvertito che ho un talento naturale per essere antipatica!

N.B. Per te che sei arrivato/a a leggere fin qui un “bonus” speciale. Quale? Dimmi tu! Fatti sentire.

POESIE IN DIALETTO SICILIANO sul tema dell’amicizia

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I DISCUSSI DI MO NANNU

N’JORNU MO NANNU MI VARDAU

E TUTTO SERIU MI CUNTAU:

-CU AVI N’AMICU AVI ‘N TRISORU!

IU  ARRISTAI CUNFUSU E PINSAI

CU TRISORU ERANU SULU TANTI COSI D’ORU

NO UNU CU CUI CI PASSI TEMPO ASSAI

CI JOCHI E TI SCIARRII,

FAI PACI E  ‘NSEMI CI TORNA FURRII.

 

MA MO NANNU CA MI SAPEVA COTTU E CRUDU

MO NANNU CA È ‘N CRISTIANU  TANTU SPERTU

MI CUNTINUAU A PARRARI  A CORI APERTU

SPIRANNU CA MI S’APRISSI U CIRIVEDDU.

 

ACCUSSI CUNTINNUAU:

-ARRIUODDITI CA CU TU VOLI MALI TI FA RIDIRI

E CU TI VOLI BENI TI FA CHIANCIRI

NON SEMPRI I COSI SU COMU TI PARUNU A TIA.

ARRIUODDITI CA CARCIRI, NICISSITÀ E MALATIA

SI VIDI U CORI D’AMICI!

IÙ ERA SEMPRI PIÙ CONFUSU

CA PERSUASU

E CI VULIA RISPUNNIRI: – MA CHI DICI!

 

PI EDUCAZIONI MI STETTI SODU

E PINSAI CA PRIMA O POI IN QUACCHI MODU

U SIGNIFICATU S’AVISSI FATTU CHIARU

ALLI VOTI ‘NTA TESTA MI S’ADDUMAVA ‘N FARU.

 

PASSAU TEMPO E ‘N JORNU

CA MI PAREVA DI STARI O NFERNU

MI TRUVAI  CU CORI  NIURO E L’OCCHI DI CHIANTU

PISTATI E VUNGHI TANTU.

CHE M’AVA CAPITATU CHI VU CUNTU A FARI

CA NON È CHISTU DI CUI VAIU A PARRARI.

 

VI CUNTO SULU CA QUANNU

U MUNNU ‘N CODDU MI STAVA CASCANNU,

QUANNU A TESTA N’AVIA CHIU UNNI NTAPPARI,

CI FU UNU CA MI DISSI: – NON TI SCANTARI

CA A MORTI SULU NON C’È RIPARU.

POI MI STUIAO L’OCCHI PARU PARU

MI VADDAU N’TA FACCI  E CUNTINNUAU A PARRARI:

NON TI SCANTARI,  U SAI CHI TI DICU

CI SOGNU IU CA CU TIA, SUGNU TO AMICU!

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FU TANNU

CA CAPII I DISCUSSI DI MO NANNU.

 

I discorsi di mio nonno.

Un giorno mio nonno mi guardò

e tutto serio mi raccontò:

-Chi ha un amico ha un tesoro!

Io rimasi confuso e pensai

che il tesoro  erano solo tanti oggetti d’oro

non uno con cui ci passi il tempo a lungo

ci giochi, ci litighi

fai pace e insieme ci continui ad andare in giro.

 

Ma mio nonno che mi conosceva cotto e crudo

mio nonno che è una persona tanto intelligente

mi continuò a parlare a cuore aperto

sperando che mi si aprisse il cervello.

 

Così continuò:

-Ricordati che chi ti vuole male ti fa ridere

e chi ti vuole bene ti fa piangere

non sempre le cose sono come ti sembrano.

Ricordati che in caso di carcere, necessità e malattia

si vede il cuore degli amici.

Io ero sempre più confuso

che persuaso

e gli volevo rispondere:-Ma che dici!

 

Per educazione rimasi zitto

e pensai che prima o poi in qualche modo

il significato si sarebbe fatto chiaro

alle volte in testa mi si sarebbe acceso un faro.

 

Passò del tempo e un giorno

che mi sembrava d’essere all’inferno

mi ritrovai col cuore nero e gli occhi di pianto

gonfi così.

Che cosa mi fosse capitato che ve lo racconto a fare

che non è di questo che vi devo parlare.

 

Vi racconto solo che quando

il mondo addosso mi stava cascando,

quando non avevo più dove andare a sbattere la testa,

ci fu uno che mi disse :-Non ti spaventare

che solo alla morte non c’è rimedio.

Poi mi asciugò gli occhi per bene

mi guardò in faccia e continuò a parlare:

-Non ti spaventare, lo sai che ti dico

ci sono qua io con te, sono tuo amico!

 

Fu allora

che compresi i discorsi di mio nonno.

 

 

gruppo-degli-amici-che-mostrano-insieme-unità-con-le-loro-mani-43047413

TUTTI O MUNNU AVISSIRO AVIRI N’AMICU

N’AMICU È COMU U VENTU

C’ARRIVA CCU NA CIUSCIATA E NTA MUMENTU

DO CORI STI SCIPPA OGNI LAMENTU.

 

N’AMICU È COMU U SULI A MATINATA

CA TI SPUNTA NTA L’ANIMA SCURIATA

E  SUBITU T’AGGHIORNA NA RISATA.

 

N’AMICO AVI ‘N CORI RANNI COMU U MARI

E N’TA DU MARI ANNEIA LE SCERRE AMARI

E TUTTI QUANTI LI TICHETTI CA CI POI FARI.

 

N’AMICU AVI OCCHI CA LEGGIUNU PINSERI

E NON CI POI AMMUCCIARI NÈ DISPIACIRI NÉ DISIDERI

NÉ COSI MUNSIGNARE NÈ COSI SINCERI.

 

N’AMICO SI PRESTA NTA OGNI SITUAZIUNI

E NON S’INVENTA SCAGIUNI

PI FARISI A LARGA DA QUESTIUNI.

 

N’AMICO È TALE E QUALI COME A TIA

PI CHISTU TI AVI ‘N SIMPATIA

N’AMICO È U TO SPECCHIO E U TO TISORU

TANTI VOTI  È CHIÙ DI ‘N FRATI O DI NA SORU.

 

 

TUTTI O  MUNNU AVISSIRO AVIRI N’AMICU

E TUTTI L’AMICI A MANU S’AVISSIRU A DARI

A MANU  A UNU A UNU STRITTA STRITTA

FORMANNU ‘N NASTRO UNICU

E FALLU SVINTULIARI

CU SUPRA STA FRASI SCRITTA:

“  INSEMI A STU MUNNU AMU A STARI

E  COSE BONE AVEMU A POTIRI FARI”.

 

 

 

Maggio 2017


TUTTI AL MONDO DOVREBBERO AVERE UN AMICO

 

Un amico è come il vento

che arriva come un soffio e  in un momento

 dal cuore ti strappa ogni lamento.

 

Un amico è come il sole in mattinata

che ti spunta nell’anima oscurata

e subito ti sorge una risata.

 

Un amico ha il cuore grande come il mare

e in quel mare annega le litigate amare

e tutti i dispetti che gli puoi fare.

 

Un amico ha occhi che leggono i pensieri

e non gli puoi nascondere né dispiaceri né desideri

ne cose bugiarde né cose vere.

 

Un amico si presta in ogni situazione

e non s’inventa scuse

per farsi alla larga dalla questione.

 

Un amico è tale e quale come te

per questo ti ha in simpatia

un amico è il tuo specchio e il tuo tesoro

a volte è più di un fratello o di una sorella.

 

Tutti al mondo dovrebbero avere un amico

e tutti gli amici la mano si dovrebbero dare

la mano ad uno ad uno stretta

formando un nastro unico

e farlo sventolare

con sopra questa frase scritta:

“Insieme a questo mondo dobbiamo stare

e cose buone dobbiamo poter fare”.

 

 

 

 

 

(La maestra).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

poesia per gli ULTIMI GIORNI DI SCUOLA

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Coraggio bambini e bambine

presto la scuola avrà fine,

vi aspettano giorni di sole

e in silenzio resteranno le aule.

Vi aspetta il mare turchese

coraggio all’estate manca meno di un mese!

Vi aspetta la fresca montagna

e nera di noia resterà la lavagna.

Vi aspettano corse a perdifiato

tra i rossi papaveri del prato,

il fischio dell’omino del gelato

e il filo al tuo polso legato

di un aquilone colorato.

Vi aspettano giorni di valigie e viaggi

alla scoperta di nuovi paesaggi.

Coraggio bambini e bambine

presto la scuola avrà fine

il tempo vola veloce

e l’estate vi chiamerà a piena voce.

(Tosca Pagliari, maggio 2017).

TEMPO DI VERIFICHE

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Per una verifica d’Italiano in classe quarta, mi serviva un testo poetico semplice alla portata di bambini di scuola primaria, ma che al tempo stesso che racchiudesse tutte le peculiarità studiate. Non so quanto ci avrei messo a cercarla e se mai l’avrei trovata così come la volevo io, così me la sono inventata. La pubblico qui, magari a qualcuno dovesse servire.

PROVA DI VERIFICA   ITALIANO     QUARTO BIMESTRE

(COMPRENSIONE DEL TESTO)

NOME…………………………………………COGNOME………………………………………………CLASSE……………….DATA………

E ARRIVERÀ L’ESTATE

E arriverà l’estate

all’improvviso,

il sole mi scotterà il viso

e saranno liete le giornate.

 

Il tempo avrà un battito lento,

la mia fantasia

volerà come aquilone nel vento

e la noia mi chiederò cosa sia.

 

Sarò  guizzante pesce di mare

sarò lucertola stesa al sole a riscaldare.

 

Andrò al ritmo del cri cri dei grilli

amerò i silenzi e i gioiosi strilli.

 

E arriverà l’estate

come un’amica che torna da lontano

portando in mano

pesche vellutate.

 

Sarò trotto di puledro selvaggio

spianate spiagge e freschi boschi

percorrerò perdendomi a perdifiato.

(La maestra- Tosca Pagliari – maggio 2017).

 

Dopo aver letto attentamente questo testo, rispondi alle seguenti domande.

 

  • Di che tipo di testo si tratta?

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

  • Quante strofe ci sono?

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

  • Quante strofe sono di quattro versi?

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

  • Quante strofe sono di tre versi?

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….

  • Quante strofe sono di due versi?

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….

  • In quale strofa non ci sono le rime?

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

  • Che tipo di rima troviamo nella prima e nella quinta strofa?

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

  • Che tipo di rima c’è nella seconda strofa?

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….

  • In quali strofe invece la rima è baciata?

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….

  • Nella quarta strofa c’è un’onomatopea, trovala e sottolineala di rosso.

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

  • Nell’ultima strofa ci sono delle allitterazioni, trovale e sottolineale di blu.

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

  • Trova le similitudini e copiale…………………………………………………………………………………………………………

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

  • Trova le metafore e copiale:……………………………………………………………………………………………………………..

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Metti una crocetta sulla risposta appropriata

  • Che tipo di dati sensoriali sono espressi in questa poesia?

Soltanto visivi        visivi, uditivi e tattili        visivi, uditivi e olfattivi        visivi e uditivi.

 

  • La poesia, dedicata alla stagione estiva che sta per arrivare, esprime sensazioni di:

Stanchezza  e paura       Gioia, spensieratezza  e libertà       Tristezza e monotonia

Preoccupazione e sconforto .

 

PARLANO LE MADRI PARLANO

Holidayz

Parlano le madri parlano
trepidano le madri
s’affannano le madri.
Hanno battiti di cuore accelerati
e il respiro intenso.
Hanno l’allerta del segugio
il balzo della tigre
l’ala della chioccia.
Hanno un grembo che sgrava
e resta aperto per tutta la vita
giaciglio pronto per ogni debolezza
per ogni paura, per ogni tristezza.
In ognuna di loro
piange una donna
e combatte una guerriera.
Parlano le madri
hanno tutte le stesse parole
le stesse ansie
gli stessi sogni distesi
sui ponti lontani
del futuro.
Parlano le madri
e parlano i loro occhi
con luci d’orgoglio
apprensione e smarrimento.
Parlano le madri
con voce tremante
con senso di colpa
con voce decisa
con tono di difesa
con voce contenta
con tono di vanto
con voce perplessa
di domanda senza risposta.
Parlano le madri
parlano tutte le madri del mondo
parlano tutte la stessa lingua.

(Tosca Pagliari – dicembre 2015)